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Le Cese tra arte e ricerca

Le Cese ha sempre avuto un legame molto stretto con il mondo dell'arte, a partire dall'opera per cui il paese è maggiormente noto in ambito culturale, ossia la tavola della "Madonna di Cese", opera del pittore rinascimentale Andrea De Litio (o De Leccio).

La “Madonna di Cese”, realizzata a tempera su tavola, è ridotta ad un frammento relativo al solo volto aureolato ed è oggi conservata nel Museo d'Arte Sacra della Marsica nel Castello Piccolomini di Celano. In origine la pala d'altare, raffigurante la Vergine in trono con Bambino, era parte integrante dell'arredo ecclesiastico della chiesa di S. Maria di Cese ed era collocata nell'altare centrale. Con il terremoto del 1915, la pala, rimasta sepolta fra le macerie del crollo della chiesa, si ridusse al solo frammento superiore. Si presenta con il bel volto leggermente inclinato verso la sua destra, circondato da un'aureola dorata con iscrizione "Ave Maria gratia plena Dominus t(ecum)" e tracce di trono decorato da motivi floreali. Gli studi di Ferdinando Bologna hanno permesso di attribuire il dipinto al periodo giovanile di De Litio, datandolo tra il 1439 e il 1442. Un utile approfondimento sul pittore nativo di Lecce dei Marsi è incluso nel documento allegato.

LE ARTI VISUALI

Antonio Cipollone

Antonio Cipollone, pittore e scultore nato ad Avezzano il 13 giugno del 1954, intraprende la strada della pittura sin da giovanissimo, manifestando una grande ed innata passione per l’arte in ogni sua espressione. L'infanzia nella popolare area marsicana dei Piani Palentini, ricca di paesaggi e tradizioni, cui evidente è l'ispirazione, ha notevolmente influenzato la sua attività artistica, sviluppando in seguito una forte passione per la scultura. In ogni sua opera si esalta la forte determinazione di accostare, tradurre e riprodurre il vero, incentivata dalla voglia di una comunicazione espressiva e diretta.

(Per info e galleria http://www.antoniocipollone.it)

Giuseppe Cipollone 

Giuseppe Cipollone è nato a Cese di Avezzano nel 1956. Ha studiato all'Istituto statale d'arte di Avezzano e all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove si è diplomato nel 1980. Ha insegnato negli istituti d'arte di Chieti e di Vasto, attualmente insegna "Arte dei metalli e dell'oreficeria" all'Istituto d’arte di Avezzano.

Le sue opere sono di altissima qualità, per una tecnica pittorica alquanto ricercata e difficile: Giuseppe Cipollone riesce ad unire talento e abilità con una raffinatezza pittorica ed una sensibilità autentica, trasformando i suoi paesaggi in piccoli capolavori dove la luce è catturata, quasi imprigionata, per restituire all’osservatore un grande senso di leggerezza e serenità.

Petroschi

Petroschi, all'anagrafe Patrick Pagliaro, è un giovane artista originario di Cese. Il suo tratto estetico viene fuori già negli anni scolastici in cui frequenta l'istituto d'arte di Avezzano.

Qui partecipa a molti concorsi come "Il francobollo per Ignazio Silone" in collaborazione con Poste Italiane. Nell'agosto 2005 esordisce con la sua prima personale ad Avezzano, attirando molte attenzioni: nell'ottobre 2005 in un viaggio di piacere in Germania, riesce ad esporre in un caffè, qui l'incontro con alcuni galleristi che lo porteranno in Novembre a Berlino. Ad Aprile 2006 espone al castello Piccolomini di Celano, subito dopo a Roma nella "Biennale d'arte Internazionale" VI Edizione.

MARIO PETRACCA

In costruzione

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Tra gli artisti di adozione "cesarola" meritano una menzione particolare DON VITTORIO BRACCIONI,parroco di Cese tra il primo ed il secondo dopoguerra ed autore di dipinti, affreschi e composizioni musicali, e TERESA PETAGINE (http://www.teresapetagine.it/), apprezzata pittrice di origine lucana che ha arricchito con le proprie esposizioni anche gli spazi d'arte cesensi e marsicani.

SCRITTURA E RICERCA

Elvio Cipollone

Elvio Cipollone è nato nel 1954 alle Cese. Attualmente vive e lavora a Roma. Ha pubblicato due romanzi: Una sera d’inverno nel 1998 e Crac nel 2002, entrambi a tiratura limitata. Nel 2003 fonda, insieme ad altri scrittori, poeti e cosiddetti "lettori forti", il gruppo di provocazione letteraria I Libri In Testa, volto alla promozione della lettura attraverso reading a tema. Ha collaborato dal 2006 al 2011 alla rivista on line "Fili d'aquilone" curando la rubrica La voce della terra. Nel marzo 2008 pubblica il terzo romanzo "La stanza dei segni" e nel maggio la prima raccolta di poesie, "Rivoli".

Al momento sono disponibili sul web due suoi romanzi "Un filo di fumo sopra la neve" e "Il grande crac", più due libri di poesie "Rivoli e Amori" e "Isole e Terre rare".

Mario Cipollone

Nel 2009 ha pubblicato per Oppure Editore il romanzo “In un angolo d’Abruzzo… i passi dei pastori morti”, nel quale "ridiscute le proprie radici nel racconto delle vicende (realmente accadute) di tre pastori abruzzesi, mescolando con sapienza autobiografismo e consapevolezza".

Nel 2015 pubblica "La vigilia di Natale". "Una storia di crescita, un romanzo di formazione e di riscatto. Mario Cipollone ambienta "La vigilia di Natale" a Cese e Avezzano e ci insegna a conoscere Esterina, Angelo e i loro tre figli, raccontandoci una vicenda contadina, rurale, le vicende di una famiglia e di un paese, la guerra, il fascismo, la democrazia, l'incontro/scontro tra campagna e città con la crisi dei modelli tradizionali. Eppure anche in un contesto così liquido rimane saldo, e anzi si esalta, il legame che unisce una madre alla propria prole. Fino a quando..."

Osvaldo Cipollone

Nato a Cese nel 1946, nel tempo approfondisce il proprio interesse per la ricerca storica ed etnografica sul proprio paese, di cui diviene una delle massime memorie storiche. Nel 1990 propone la sua prima iniziativa culturale, “jo carràggio”, rivisitazione di un antico costume locale. Nel ‘91 mette in scena “La Passione Vivente”; in agosto il primo “Teatro all’Aperto“ e a Natale la prima edizione del “Presepe Vivente”, manifestazione che riproporrà nel ‘92 e ’93 con la collaborazione di centinaia di “attori” e figuranti. Nel ‘93 e nel ’94 presenta due spettacoli di folklore ai quali seguirà una terza rappresentazione nel 1997. In collaborazione con l’associazione Pro Loco di Cese ha pubblicato: "Cese – immagini di ieri" (1991), " Angeli co’ jji quajji" (1997), " Il Seminatore" (2000), " Orme di un Borgo" (2002) , "Palcoscenico Popolare" (2003) , "Don Vittorio Abate di Cese" (2004), " Dizionario del dialetto cesense" (2006) , "Tracce di civiltà" (2007), "Un'eco di note e di passi - da un villaggio della Marsica" (2010), "Scene e scorci del tempo" (2011). Nel 2015, in occasione del centenario del terremoto della Marsica, pubblica "13 Gennaio 1915. Una cicatrice lunga un secolo", scritto a quattro mani con il figlio Roberto. Con “Angeli co’ jji quajji” ha promosso la realizzazione del monumento al “Seminatore”. Con “Palcoscenico popolare” ha partecipato alla rassegna Testi in Vernacolo, promossa dal Teatro Marrucino di Chieti. Le sue composizioni teatrali e letterarie rientrano oggi tra le testimonianze più autentiche del patrimonio culturale abruzzese.

Roberto Cipollone

Classe 1980, ha ereditato dal padre Osvaldo la passione per la ricerca etnografica e per la storiografia locale. In ambito narrativo si segnalano la raccolta di racconti "Ritorni" (2010) e le storie brevi "Di strada" (inserito nella raccolta "Il terzino nella grappa", 2011) e "One shot", premiata con speciale menzione e pubblicata da "Parole in corsa" (ASSTRA, 2011). Attengono invece alla ricerca storico-documentale la monografia dedicata a Pietro Marso, illustre umanista cesense, edita nel 5° centenario di morte ("Pietro Marso Cesensis", 2012), la pubblicazione "Trentanove figli" (2014), incentrata sui Caduti e sulle vittime di guerra di Cese, ed il libro scritto col padre Osvaldo in concomitanza con il Centenario del terremoto della Marsica ("13 Gennaio 1915. Una cicatrice lunga un secolo", 2015). Gli abstract ed i racconti sono riportati su robertocipollone.wordpress.com .

Vincenzo Di Pietro

Vincenzo Di Pietro è nato nel 1974, sotto il segno del Leone. Ha già pubblicato: "Una strada buia", Editrice Italica (1992); "Di notte", Edizioni Tracce (1993); "Zona di guerra", IRIDE-Rubbettino (2004); "Non c’è più tempo", Edizione del Giano (2006); "Una condanna", Arduino Sacco (2010); "Senza di te", Leone Editore (2011); "Baraonda!", Leone Editore (2012), "Il numero di Dio", Leone Editore (2013) e "Apocalisse", Leone Editore (2014). Finalista al premio Teramo con il racconto Settepercento. Finalista al premio Subway letteratura con il racconto Postodiblocco. Di sè dice: "Per quanto mi riguarda, sono un vecchio ragazzo di trentanove anni che ancora si diverte a costruire torri e castelli con il suo bambino di sette anni, a raccontargli in anticipo la trama dei miei romanzi e a ricevere il più spassionato, spesso sintetico e distruttivo giudizio".

MUSICA

Nel nostro paese si sono affermati, anche in passato, alcuni buoni esecutori, musicisti di banda e qualche direttore di rilievo.

La prima banda musicale di Cese si è esibita per la prima volta nel giorno di capodanno del 1889. Il gruppo avrebbe poi suonato in tante altre occasioni e sarebbe stato chiamato ad esibirsi in paesi come Corcumello, Scurcola, Magliano, Pescocanale, Celano, Capistrello e persino Pescara. La banda era diretta in origine dal M.° Gabriele Di Marco, un quarantenne di Capistrello sostituito in seguito dal M.° Marco Cipollone, del posto, e poi da Giulio Di Toro di Avezzano. La divisa dell’epoca era bianca con strisce nere e bottoni dorati; all’interno dell’organico, composto da 14 elementi, trovavano spazio 5 clarinetti, 1 basso, 2 piatti, 2 trombe, 1 trombone e 3 tamburi. Il gruppo si sciolse nel 1894.

Sei anni più tardi si formò un nuovo complesso di 25 elementi diretto da “’Ndoniuccio” Cipollone. Con l’avvento del primo conflitto mondiale e del terremoto del 1915 anche questa banda si sciolse, ma all’inizio degli anni ’20 se ne formò un’altra di 30 elementi diretta da Vincenzo Patrizi detto “Pizzichitto” (Cese 1898, Luco 1980). Quest’ultimo era un abilissimo maestro (oltre che un valente esecutore), per cui tutti i giovani che desideravano apprendere l’arte della musica andavano privatamente a scuola da lui, prima di entrare a far parte della banda. Il buon Vincenzo, come tanti altri “artisti”, occupava il suo tempo armeggiando con cura sugli strumenti ed insegnando come usarli. In compenso, però, il maestro era poco incline al lavoro manuale, specialmente se riguardava la campagna. Tuttavia la sua famiglia non viveva in agiatezza, per cui si rendeva necessario l’apporto anche delle sue braccia. Lui escogitò allora un rimedio che gli garantiva la possibilità di portare avanti entrambe le attività e lo mise in pratica con abilità, evitando così l’ira dei genitori. Da coloro ai quali impartiva lezioni non pretendeva denaro, bensì prestazioni lavorative nei suoi campi. Il sistema funzionava e gli accordi venivano sempre onorati dalle due parti; lui non intascava soldi e gli allievi non maneggiavano solo gli strumenti musicali, ma anche vanghe, zappe e bidenti.

L’ultimo gruppo bandistico in ordine di tempo è stato quello che ha operato dal 1987 al 1998. Era composto da tantissimi giovani e da un nutrito gruppo di adulti. È stato diretto all’inizio dal M.° Silvio Notarpasquale di Avezzano, sostituito successivamente dal M.° Francesco di Girolamo di Magliano dei Marsi.