Popular Expository Essay On Hillary Gretel In Darkness Essay Writing Education Experience Essay The Art Of Living Consciously Essay Self Promotion Essay

Cesensi nel mondo

Cesaroli d'America

Il sogno americano, come gli altri sogni che tanti Italiani hanno fatto in Argentina, in Brasile, in tutti gli angoli del mondo, nasceva dalla voglia e necessità di cambiare la propria esistenza, lasciare gli stenti, la miseria, le difficoltà del vivere quotidiano per cercare un’altra strada. Dura, tortuosa, a volte infelice… ma bisognava provare. C’era chi partiva da solo, raggiungendo magari un parente od un conoscente dall’altra parte del mondo, con il pensiero di tornare un giorno, o forse di fare strada alla propria famiglia in quel continente tanto vasto ed affascinante, troppo per lasciare chiusa quella porta. Così si preparavano i documenti, si passavano le visite e si partiva per l’America…

Tra i tanti nostri connazionali immigrati c’erano ovviamente i “Cesaróji”, che partivano come gli altri e come gli altri portavano con sé un pezzo del proprio paese. Dovevano indicare, oltre al nome e alla nazionalità, anche l’età, il sesso, lo stato civile, l’occupazione, la capacità di leggere e scrivere, la residenza, la destinazione finale americana, lo stato di salute, da chi era pagato il viaggio, se erano in possesso di denaro (specificandone l’entità), se erano già stati negli U.S.A., se stavano raggiungendo un parente (specificando il nome) ed altri dettagli personali. Come dire, l’intera storia di una vita in una riga. Per noi, però, una fonte storica incredibile che la Fondazione “Statue of Liberty – Ellis Island” ha reso disponibile per tutti e grazie alla quale si puòi ricostruire, anche solo parzialmente, la storia dei nostri compaesani emigrati in America dal 1892 al 1924.

Scorrendo gli elenchi dei nostri compaesani giunti a Ellis Island alcuni nomi si incontrano più volte, e guardando all’età ed agli anni di arrivo si può capire se siano o meno relativi alla stessa persona. È questo il caso, ad esempio, di Fioravante Cosimati, partito la prima volta per gli Stati Uniti a soli 15 anni, nel 1909, tornato poi in Italia nel primo dopo-guerra e ripartito nuovamente nel 1923, per tornare definitivamente a Cese nel 1961. Dunque Fioravante rientra, con altri, tra gli emigrati che hanno vissuto più tempo negli U.S.A., a Pittsburgh (Pennsylvania) e Steubenville (Ohio) in particolare. Lavorava nelle acciaierie per 8$ al giorno (una fortuna per quei tempi), sudando ogni centesimo nell’area di fusione dell’acciaio, dove l’altissima temperatura costringeva ad operare con sacchi bagnati sul capo, per 10 – 12 ore al giorno in turni da 10 minuti l’uno! Il che vuol dire: fino al limite della sopportazione fisica di un uomo robusto.

Tra le tante storie che si sono legate alle vicende degli emigrati, ce ne sono alcune che fanno riflettere. Una, in particolare, si incrocia con l’evento che ha cambiato la storia di Cese e della Marsica: il terremoto del 1915. La sera del 12 gennaio, il giorno prima del tragico evento, erano giunti alla stazione di Avezzano alcuni emigrati di ritorno dall’America.

Vista l’ora tarda, la stanchezza per il viaggio, la fame ed il freddo, alcuni di loro proposero di rinviare all’alba la partenza per Cese, dunque si recarono in un’osteria e poi trovarono alloggio dentro un pagliaio riparato. Gli altri quattro, invece, decisero di proseguire la sera stessa ed arrivarono in paese intorno alla mezzanotte. Alle sette e trenta del mattino seguente avrebbero trovato la morte sotto le macerie, mentre coloro che si erano fermati ad Avezzano riuscirono a salvarsi.

Uno tra i più giovani cesensi immigrati dell’epoca sembra sia stato Mariano Cipollone, partito nel 1906 a soli 15 anni. Un’altra particolarità rilevata è la presenza di famiglie, tipicamente con madre e figli, che andavano a ricongiungersi con il padre-marito già emigrato negli U.S.A. Il primo esempio è quello della famiglia di Orlandi Checchina (nel registro riportata come “Combina”, di anni 26), con i figli Antonio (5) e Francesco Tomei (3) che nel 1903 raggiungevano a Pittsburgh Carmine Tomei. La seconda è quella di Filomena (26 anni), Augusto (3) e Giuseppina Torge (1), emigrati nel 1909 (dal registro sembra per ricongiungersi con Angelo Di Censi ?). 

Nello scorrere gli elenchi si susseguono circa 300 nomi, moltissimi dei quali di documentata provenienza locale. Il documento sintetico è consultabile qui in allegato: ELLISISLAND.PDF.

 

Cesaroli all'Argentina

INTERVISTA DI OSVALDO CIPOLLONE AD ISAIA CICIARELLI

Durante questi lunghi anni, Isaia ha curato vivamente i contatti e si è sempre interessato a tutto ciò che riguardava questo suo paese natio, anche attraverso tutte le pubblicazioni relative al luogo ed al territorio.

- Sono partito per l’Argentina senza sapere cosa avrei fatto lì. Mi sono adattato a fare tanti mestieri, fino a rivestire incarichi di responsabilità. A costo di innumerevoli sacrifici ho fatto valere l’impegno e la dedizione al lavoro e, con soddisfazione, ho dato una strada alla mia famiglia. Sono riuscito a far studiare i figli per garantire loro un soddisfacente livello culturale. Anche io mi sono laureato in ingegneria, studiando di notte. Dopo un’intera giornata di lavoro, era normale che la sera mi appisolassi sui libri, per cui evitavo l’inconveniente con un singolare sistema: mentre leggevo, ponevo una forchetta da cucina sotto il mento, e ovviamente mi scuotevo quando venivo punto dai denti. Solo così riuscivo a mantenere gli occhi aperti e la mente sveglia.

Complimentandomi per la tenacia ed il coraggio, gli chiedo: - Tu sei del 1927… Cosa ricordi della giovinezza trascorsa a Cese?

- Ricordo la forzata, ma convinta frequenza alle liturgie religiose. Fra l’altro, mio padre Pietro Paolo a quel tempo faceva il sacrestano e si arrangiava a suonare l’organo. Io ho imparato a muovere le mani sui tasti proprio grazie a questa opportunità. Inoltre ricordo il coro messo su da don Vittorio, le innumerevoli prove, le esibizioni che lui stesso dirigeva durante le feste importanti, a costo di far venire i frati della Pietraquaria a celebrare la messa. Ricordo le tante uscite nei paesi vicini in occasione delle feste patronali; i giochi all’aperto e le innumerevoli comitive. Non posso non ricordare i vecchi e cari amici, la cerchia dei parenti e i tanti compaesani… Tanta di questa gente, purtroppo se ne è andata e non c’è più…

La presenza delle persone anziane è da ritenersi una risorsa rara, una ricchezza profonda per la società intera e per il nostro piccolo paese. Non fosse altro perché, anche inconsapevolmente, tutte continuano a “scrivere” ancora interessanti pagine di storia, trasmettendole a tutti noi. Per questo, ma non solo, vogliamo augurare lunga vita ai nostri connazionali all’estero e ai compaesani, anche perché il loro esempio passi consapevolmente a giovani e ragazzi.

SPECIALE DE "LA VOCE DELLE CESE" CURATO DA ROBERTO CIPOLLONE E DEDICATO AL XX ANNIVERSARIO DEL GEMELLAGGIO CESE-BERISSO